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Posts Tagged ‘narcisismo’

Narcisismo: Che cos’è | Come si manifesta

5 giugno 2011 ale777 1 commento


Che cos’è il disturbo Narcisistico

La caratteristica principale del disturbo narcisistico di personalità consiste nella tendenza a reagire difensivamente quando la persona sente una ferita al proprio valore. Come reazione è facile che la persona adotti atteggiamenti superbi, arroganti, che disprezzi gli altri e li ritenga le cause dei suoi problemi.
Gli individui che presentano tale disturbo ritengono di essere persone speciali ed uniche. Si aspettano di ricevere approvazioni e lodi per le proprie qualità superiori, rimanendo sconcertati quando non ottengono i riconoscimenti che pensano di meritare e presentando spesso la tendenza a rimuginare circa tale mancanza da parte dell’altro. Unitamente a questo, si riscontra in essi la tendenza a reagire alle critiche sperimentando da una parte rabbia, dall’altra vergogna.
In virtù del valore personale che ritengono di possedere, tali individui presumono di dover frequentare e di poter essere capiti soltanto da persone speciali, prestigiose o di elevata condizione sociale o intellettuale, a partire dalla considerazione che le loro necessità siano al di fuori della comprensione e della competenza delle persone ordinarie.
Richiedono un’eccessiva ammirazione
da parte dell’ambiente. Presentano l’aspettativa che tutto sia loro dovuto e che, per effetto del loro essere persone speciali e superiori, debbano ottenere trattamenti di favore, nonché la soddisfazione immediata delle loro priorità, a cui si attendono che gli altri necessariamente si sottomettano; quando questo non si verifica, diventano furiosi e sprezzanti.
Tale senso di diritto, unitamente alla mancanza di sensibilità per i desideri e per le esigenze altrui, sfociano spesso nella tendenza allo sfruttamento ed alla manipolazione interpersonale: gli individui che presentano un disturbo narcisistico di personalità, infatti, tendono a formare amicizie o relazioni sentimentali esclusivamente se hanno la certezza che l’altro possa favorire la soddisfazione dei propri scopi (primo tra tutti rinforzare e potenziare la stima di sé ed il valore personale); si aspettano, inoltre, enorme disponibilità e dedizione da parte degli altri, fino ad abusarne, senza alcun riguardo per le conseguenze. Parallelamente a questo, l’altro viene idealizzato fino a che soddisfa il bisogno di ammirazione e di gratificazione, per poi essere anche aspramente svalutato nel momento in cui non svolge più tale funzione.

Tali individui generalmente mancano di empatia, dimostrandosi incapaci di riconoscere i sentimenti ed i bisogni degli altri, nonché di identificarsi in essi. Quando l’esperienza soggettiva dell’altro viene colta, generalmente essa è concepita in modo denigratorio, come segno di debolezza e di scarso valore personale. In generale però nel corso del trattamento, quando la relazione terapeutica si è stabilita mostrano di avere abilità anche molto sviluppate di descrivere la vita psicologica delle persone che hanno intorno.
Nelle relazioni tendono a mostrarsi emotivamente freddi e distaccati, nonché incuranti del dolore che generano nell’altro a causa delle loro osservazioni e considerazioni, il più delle volte espresse con toni altezzosi e sprezzanti. Il distacco si accentua quando sentono gli altri bisognosi o che si rivolgono a loro per chiedere aiuto.

Infine, sono spesso assorti in fantasie di illimitato successo, potere, fascino, bellezza o amore ideale, invidiosi degli altri o convinti che gli altri siano invidiosi di loro. Generalmente tendono ad invidiare agli altri successi e proprietà, ritenendo di meritare più di loro i risultati che hanno raggiunti o i privilegi di cui godono; in questo senso, tendono a svalutare il contributo degli altri ogniqualvolta questi ultimi ottengono riconoscimenti o apprezzamento per il loro operato.

Il disturbo narcisistico di personalità ha il suo esordio entro la prima età adulta. I tratti narcisistici possono essere piuttosto comuni negli adolescenti e, tuttavia, non indicare necessariamente che in età adulta l’individuo andrà incontro ad un disturbo narcisistico di personalità. Chi soffre di tale disturbo, inoltre, può presentare difficoltà notevoli nell’adattarsi all’insorgenza di limitazioni fisiche e/o lavorative inerenti al processo di invecchiamento. Circa il 50-75% degli individui a cui è stato diagnosticato un disturbo narcisistico di personalità  è di sesso maschile.
Le stime della prevalenza di tale disturbo variano dal 2% al 16% nella popolazione clinica e risultano meno dell’1% nella popolazione generale.

Come si manifesta

Il più delle volte gli individui che presentano un disturbo narcisistico di personalità intraprendono un trattamento psicoterapeutico nel momento in cui sviluppano stati depressivi che non sono più in grado di sostenere. I fattori scatenanti di tale depressione sono tendenzialmente costituiti da relazioni problematiche o dalla rottura di esse, da mancati riconoscimenti nell’ambito della sfera professionale, da un senso di insoddisfazione per la propria vita, da perdite o insuccessi che sminuiscono il senso di grandiosità, generando da una parte sconforto, sconfitta e fallimento, dall’altra vergogna ed umiliazione. Alla base della depressione narcisistica si evidenzia la percezione di una profonda discrepanza tra le aspettative idealizzate e la realtà; in questo senso, si evidenzia una focalizzazione del pensiero sugli ideali insoddisfatti e sulle aspettative grandiose deluse, nonché sui limiti dell’ambiente circostante nel sostenere e favorire la realizzazione di quanto atteso. Tale condizione produce un concomitante senso di disperazione, legato da una parte alla conclusione che “le cose non vanno mai realmente bene ed i sogni non si avvereranno mai”, dall’altra all’esclusione di contatti sociali, al fine di non esporsi a giudizi negativi circa la propria condizione di sofferenza.

Accanto a tali stati depressivi, si è rilevata l’esistenza di altri quadri sintomatologici o problematiche comportamentali che possono indurre gli individui con disturbo narcisistico di personalità ad intraprendere una psicoterapia. Nello specifico, è emerso che essi possono desiderare di porre fine al disagio generato da disturbi concomitanti quali: ansia sociale, ipocondria o abuso di sostanze psicoattive ed alcool.
L’ipersensibilità al giudizio, prevalentemente nella forma di un’elevata preoccupazione per presunti difetti nell’immagine e nelle prestazioni, può diventare manifesta nelle situazioni di ansia sociale, trovando la sua massima espressione nel momento in cui tali individui ricercano l’attenzione dell’ambiente e, nello stesso tempo, ne temono la disapprovazione. Nell ipocondria, la focalizzazione sulla cura del proprio corpo fornisce una modalità socialmente accettabile per poter concentrare le attenzioni ed il tempo su se stessi, ottenendo la comprensione e la considerazione dell’ambiente; nello stesso tempo, la vulnerabilità o le limitazioni fisiche possono costituire una giustificazione al fallimento delle aspettative grandiose. L’abuso di sostanze psicoattive e di alcool, infine,genera un profondo senso di sollievo dal disagio personale; allo stesso modo, il ricorso ad esse consente il raggiungimento di stati di grandiosità e di potere. In linea generale, la convinzione di possedere abilità eccezionali serve a tali individui per evitare di ammettere la loro dipendenza dalla droga o dall’alcool, inducendoli a credere di essere in grado di sfuggire gli effetti negativi della dipendenza stessa, interrompendone l’uso quando lo desiderano.

Allo stesso modo, in alcuni casi i soggetti che presentano un disturbo narcisistico di personalità possono intraprendere un trattamento psicoterapeutico a partire da uno stato di profonda rabbia, che talvolta assume la forma di maltrattamenti ed aggressioni, sia verbali che fisiche, nei confronti dell’altro, percepito come invalidante. Tale condizione risulta legata a tendenze paranoidi, che vengono espresse attraverso la convinzione “io contro il mondo”, a partire dalla valutazione che gli altri, invidiosi della loro superiorità, sono intenzionati a danneggiarli, sminuendoli o disprezzandoli, andando così a minacciare la loro autostima ed il loro valore personale. In tali circostanze, la tendenza di tali individui è da una parte quella di attribuire agli altri la responsabilità dei propri insuccessi, dall’altra quella di mettere in atto comportamenti compulsivi, quali sedurre o iperlavorare, al fine di consolidare la propria superiorità ed il proprio potere.

Nonostante il livello di sofferenza sperimentata da tali individui sia spesso notevolmente elevato, la convinzione che “chi sta male è debole e chi è debole è giudicato negativamente e sottomesso” impedisce loro di chiedere aiuto e di manifestare apertamente il proprio disagio, con la conseguenza di indurli ad assumere atteggiamenti caratterizzati da un profondo distacco nei confronti delle problematiche riportate. Su tale aspetto incide anche la difficoltà, peculiare in chi soffre di disturbo narcisistico di personalità, ad accedere ai propri stati interni, identificando e riconoscendo le proprie emozioni, bisogni e desideri; il discorso del narcisista è spesso astratto e teorico, poco centrato sulla narrazione di episodi di vita..
Quando gli individui con disturbo narcisistico di personalità sono in tale stato, sperimentano un profondo senso di vuoto devitalizzato, all’interno del quale l’esperienza emotiva risulta spenta ed i contatti relazionali evitati. Si tratta di una condizione che non è descritta come sgradevole; al contrario, tali individui dimorano a lungo in questo stato nel quale, “chiusi nel bozzolo” ed “intoccabili”

L’autostima e l’immagine di sé risultano centrali negli individui che presentano un disturbo narcisistico di personalità: essi hanno una percezione di sé esageratamente positiva; tuttavia, dietro una facciata altezzosa, nascondono un senso di debolezza e di inadeguatezza, nonché una bassa stima di sé, che viene “smascherata” ogni volta che l’ambiente non fornisce l’ammirazione e l’approvazione attese. Quando però accedono alla percezione della propria difficoltà o debolezza non si aspettano di essere aiutati – e quindi a fatica chiedono una psicoterapia – ma di essere sottomessi. Tendono invece all’autosufficienza all’isolamento protettivo.

FONTE: Il Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva

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Trauma da Narcisismo (Seconda Parte)

16 febbraio 2011 ale777 3 commenti


Continua da qui

Va detto che quando si viene abbandonati si può subire un TRAUMA ABBANDONICO di maggiore o minore intensità, che è già di per sé assai doloroso e sconvolgente, ma se a questo si aggiunge il TRAUMA DA NARCISISMO, la situazione diventa ancora più grave, in quanto il partner narcisista, oltre ad abbandonare, mira a distruggere, umiliare, ferire, offendere il partner che viene abbandonato. Quest’ultimo, cioè la vittima del narcisista, può sviluppare una vera e propria sindrome traumatica specifica, che negli Stati Uniti è stata già evidenziata da qualche anno, ma che in Italia non è ancora chiara. In pratica si pensa soltanto ad un trauma abbandonico e non si riesce a capire a diagnosticare che è qualcosa di assai peggiore, un TdN, appunto.

La sindrome da TdN si caratterizza con un persistente stato d’angoscia e il pensiero ossessivo del fantasma del partner narcisista, del quale non si riesce a compredere la crudeltà. Ciò si accompagna con attacchi di panico, depressione, ansia, difficoltà a dormire, difficoltà ad alzarsi la mattina, sociofobia (paura degli altri), disturbi dell’alimentazione, comportamenti compulsivi (come guidare pericolosamente, o drogarsi e ubriacarsi, o fare abuso di farmaci), pensieri suicidari, difficoltà a stare da solo ma anche a stare in compagnia, disturbi della sfera sessuale, deterioramento delle relazioni familiari e delle amicizie (in quanto molti non capiscono e credono si tratti di una semplice storia d’amore finita, per la quale non si dovrebbe soffrire più di tanto), difficoltà nella vita lavorativa e nella capacità di concentrarsi, paura di luoghi e oggetti che rievocano il narcista traumatizzante. Queste sintomatologie possono protrarsi per molto tempo con il rischio di minare effettivamente anche la salute fisica, provocando quindi l’insorgere di patologie somatiche, funzionali ed organiche, che possono diventare anche gravi.

Il narcisista, a seconda del suo grado di malignità (e quindi del suo potere infettivo) è un portatore di morte e, purtroppo, può perfino riuscire in tale macabro risultato e comunque giunge a ‘togliere anni di vita’, ovvero danneggia gravemente la vita di chi lo ha subito. Bisogna quindi capire che si è stati colpiti da una disgrazia, cioè da una vera e propria malattia di una certa entità, che comporta cure adeguate e un periodo di ricostituzione e riabilitazione. Innanzitutto bisogna eliminare le nostalgie amorose verso il narcisista, che appariva come una persona un po’ difficile, ma tuttavia amabile, e bisogna capire che invece si ha avuto a che fare con un vero e proprio squilibrato, con un portatore di serio disturbo di personalità (classifficato dal DSM, il più importante Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi mentali).

La vittima del narcisista deve assolutamente al piu’ presto liberarsi di un ‘oggetto interno malato’, cioè dell’immagine del narcisista amato che ha introiettato dentro di sé. Per fare ciò innanzitutto va capito che il persistere dell’attaccamento al narcisista, nonostante tutto il male che questi ha provocato, deriva dalla speranza che la guarigione del narcisista comporti anche la guarigione del fantasma del narcisista divenuto un oggetto interno malato. Tuttavia si tratta di una vana speranza, il narcisista non può guarire, bisogna quindi capire che ciò che deve guarire è il narcista introiettato, in quanto oggetto interno, quindi deve guarire una parte di sé che è stata infettata dal narcisista, indipendentemente dal destino di questi. Il partner narcisista, introiettato come oggetto d’amore malato ed infetto, è un fantasma persecutorio e angosciante che nella sofferenza tiene costantemente viva l’immagine del narcisista disgraziatamente amato. Si spera costantemente che esso/a guarisca e si crede che solo in tal modo si potrà guarire. Purtroppo non è così, il narcisista ha intaccato il nostro sistema immunitario psichico e ne ha compromesso le funzioni, anche se lui o lei guarisse (cosa come ho detto quasi impossibile), la vittima resterebbe comunque malata.

Quindi nei confronti dell’ex-partner narcisista bisogna cambiare atteggiamento emotivo, bisogna contenere il dispiacere di aver perso una persona amata, comprendendo che non ci si rendeva conto che quella persona era effettivamente una persona malata di mente. Ciò ovviamente dispiace molto, ma bisogna accettare la verità, altrimenti si rischia di impazzire. Infatti il narcisista durante tutto il rapporto è stato costantemente ambivalente, faceva il bello e il cattivo tempo, minacciava continui abbandoni, li metteva in atto e poi tornava, a tratti faceva l’affettuoso e a tratti diventava cattivo, questo andamento ambiguo e malsano che si è sopportato nel tempo ha reso la vittima emotivamente instabile ed insicura; poi quando la vittima viene abbandonata il narcisista con malignità più o meno sottile, dopo averla indebolita, mira a distruggerla. Questo bisogno di distruggere la vittima deriva dal fatto che il narcisista sa di essere stato cattivo (seppure non lo può ammettere) e non sopporta che la vittima gli rifletta la sua cattiveria in quanto ne è testimone, la subìsce e cerca di difendersi, di protestare, di fare chiarezza (…invano). Allora, poiché il narcisista non sopporta di essere considerato e di sentirsi cattivo (comunque di avere un lato cattivo, come tutti più o meno hanno), in quanto crede di essere un piccolo Dio in terra che, semmai gli altri cattivi e invidiosi, non comprendono – ha bisogno di distruggere le tracce, le prove ed anche il testimone della sua cattiveria; lo fa colpevolizzando la vittima, umiliandola, trattandola molto male. Infatti per il narcisista essere amati vuol dire potersi specchiare in uno specchio (il partner-vittima) nel quale lui/lei può ammirarsi in tutto il suo potere e bellezza; quando lo specchio (cioè la vittima) incomincia a fare presente che qualcosa non va o comunque ad opporsi a quelle che invece sono cattiverie, mancanze, ambivalenze del narcisista, quest’ultimo si altera sempre di più, ed essendo incapace di riconoscere i suoi errori (ciò lo mette in una crisi inconcepibile) o giammai di chiedere scusa, incomincia a credere che sia lo specchio il ‘vero cattivo’, cioè la stessa sua vittima, quindi fa un’operazione di ribaltamento proiettando la sua cattiveria sulla vittima, ed esercita tutta la sua cattiveria ed il suo odio per colpevolizzare la vittima (in certi casi, di maggior malignità, può persino criminalizzarla con denunce e querele e può perfino istigarla al suicidio). Lo specchio che gli serviva per ammirarsi va distrutto, fatto cadere in mille pezzi. E così infatti avviene, la vittima cade a pezzi, mentre il narcisista se ne va in giro a testa alta credendo di essere nel giusto e riesce perfino a divertirsi e apparentemente a stare bene, incurante dei danni che ha fatto, ed anzi addirittura sentendosi come un giustiziere che ha fatto bene a rovinare quella persona che, sì lo amava, ma che non era degna di lui/lei in quanto ha osato rispecchiargli le sue parti negative. Lo specchio che ha osato tanto, va quindi distrutto senza pietà.

Dunque, è chiaro di chi stiamo parlando? con chi abbiamo avuto a che fare? Signore e Signori, come si dice comunemente, stiamo parlando di UN PAZZO/A! ne siamo stati infettati; non ci resta che curarci con pazienza e amore di se stessi. La pazzia non è da intendere solo come l’essere fuori dalla realtà, ma anche nelle sue forme lucide, che non alterano le funzioni cognitive o l’esame di realtà, ma che sono comunque pericolose per sé e per gli altri. Uno psicopatico serial killer, nella vita di tutti i giorni, sembra una persona assolutamente normale. Un narcisista di tipo maligno si differenzia dallo psicopatico perché non uccide, non esercita violenza diretta, ma comunque attua comportamenti volti a danneggiare tutti coloro che per errore si fidano di loro, nell’amore, nell’amicizia, nelle relazioni parentali. Si tratta quindi veramente di una forma di pazzia, la quale ha il potere di far impazzire chi ne viene ingenuamente a contatto.

Raccomando alle vittime da TdN di non cadere nell’abuso degli psicofarmaci (o di altro, alcol, fumo, droghe) e di rendersi conto che occorre un buon psicoterapeuta, o almeno persone capaci di comprendere a fondo (soprattutto che non credano che si tratta di un ‘semplice’ mal d’amore, di un trauma abbandonico). Se qualcuno che legge queste righe non se lo può permettere, io come psicoterapeuta posso sostenerlo un pochino anche attraverso questo blog, ma in verità occorre proprio una psicoterapia. State attenti a non tentare drastici cambiamenti di vita, non fate lunghi viaggi, non buttatevi tra le braccia di chiunque… se riuscite a capire che siete, purtroppo, veramente stati vittima di una persona malata & malefica (che avrà giustamente quel che si merita, in quanto non è che per la propria pazzia si possa liberamente danneggiare gli altri senza pagarla) allora siete già ad un buon punto per la guarigione.

Tuttavia, purtroppo possono restare segni permanenti, infatti l’aver subito pesantemente l’influenza di un narcisista può compromettere in modo quasi irreparabile certe nostre sensibilità e funzioni, come nel DPTS (il Disturbo Post Traumatico da Stress che lasciava i militari reduci del Vietnam per tutta la vita destabilizzati). Nella pratica clinica e nella mia esperienza ho avuto modo di rilevare uno specifico TdN, e cioè un TRAUMA DA NARCISISMO, che richiede cure, solidarità, comprensione. Se il TRAUMA DA NARCISISMO viene curato e compreso, le ferite si cicatrizzano, resta il segno, ma diventa anche il segno della forza e della conoscenza. A mano a mano che si guarisce si comprende di come la propria conoscenza della vita sia aumentata, di come ci si sente meno egoisti e più sensibili alle sofferenze altrui, di come sia importante un amore vero ed equilibrato, raggiungibile solo se prima si raggiunge una buona comprensione di se stessi e si impara ad accettarsi per come si è ed a volersi bene. Allora l’incubo passerà, il ‘mostro’ non potrà più farvi alcun male, davanti a voi ci sarà davvero la prospettiva di un mondo migliore…

FONTE:

Dott. Pier Pietro Brunelli Psicologo – Psicoterapeuta
http://www.albedoimagination.com
http://www.albedoimagination.com/03/2010/bugiardi-ipocriti-manipolatori-affettivi-saperne-di-piu-per-potersi-difendere/

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Trauma da Narcisismo (Prima Parte)

15 febbraio 2011 ale777 5 commenti

Tutti i narcisisti patologici sono più o meno maligni a seconda della situazione, basti dire che si approfittano dell’amore altrui a scopo egoistico e manipolatorio. Tuttavia bisogna capire che sono semi-inconsapevoli della propria malignità. Tutti possiamo agire in modo negativo, talvolta anche deliberatamente, però nella misura in cui proviamo senso di colpa e poi anche il pentimento, non siamo affetti da narcisismo patologico (può darsi che abbiamo altri problemi, o che semplicemente abbiamo agito male). Come ha dimostrato Winnicott la base istintuale, prima ancora che culturale, per uno sviluppo individuale ed equilibrato dell’essere umano è nella capacità di provare ‘senso di colpa’ . I narcisisti sono tanto più patologici (maligni) nella misura in cui non provano senso di colpa e quindi per nutrire il proprio egoismo, giungono all’invidia, alla manipolazione e all’odio (in modo particolarmente assurdo verso chi li ama e ne ha fiducia). Voglio però ricordare che ci sono patologie o complessi ove il senso di colpa è percepito in modo esagerato oppure ingiustamente auto-accusatorio, quindi provare un senso di colpa ‘sbagliato’ non è indice di un buon equilibrio, ma è indice che il proprio disequilibrio non è di carattere narcisista.

La cattiveria semi-consapevole che caratterizza questa patologia si abbatte in modo particolare sui partner, in quanto i narcisiti patologici hanno inconsciamente  nella mente la diabolica idea di doversi poter vendicare su qualcuno che attraverso l’innamoramento è caduto sotto il loro dominio, e il loro bisogno di vendetta è dovuto al fatto che credono di essere stati svalorizzati e sminuiti dalla famiglia  e dal mondo in generale, sentono che la vita gli fa subire torti enormi che li rendono deboli e insicuri, perciò devono farla pagare a qualcuno. Il narcisista patologico la fa pagare psichicamente alle persone che hanno la disgrazia di innamorarsene, producendole continui ‘microtraumi’ fino a procavarle una vera e propria sindrome traumatica dagli esiti che possono essere gravi e persino fatali. Invece lo psicopatico, il serial killer’ , cova anche lui/lei una forte invidia primaria, e allora ha bisogno di vendicarsi, ma a differenza del narcisista adopera la violenza fisica e nei confronti di persone che, spesso, sono ritenute  appartenenti ad una certa categoria.

Raramente i narcisisti richiedono di essere curati (se dovesse chiederlo è buon segno), a meno che una profonda crisi dovuta ad un lutto o ad una disgrazia non li porti ad uno stato di depressione che li costringe ad una terapia. Ma ad un certo punto la malattia evolve, in genere intorno alla terza età, sviluppando disturbi di tipo schizoide, bipolari e ansioso depressivi che costringono il narcisista a doversi curare anche se poi si possono tuttalpiù contenere i sintomi. Bisogna quindi pensare che queste persone, che a causa del loro disturbo hanno fatto molta male nella vita affettiva  la pagheranno molto cara, (a meno che non riescano ad impegnarsi, per necessità o per illuminazione, in un cammino di guarigione, lungo e difficile, che passa necessariamente attraverso il riconoscimento dei danni inflitti al loro prossimo e quindi nel volersi scusare in modo sentito, profondo e sincero – cosa però, estremamente improbabile).

L’immaginario popolare, ripreso da artisti, letterati e registi rappresenta i narcisisti maligni come vampiri, i quali desiderano il sangue di persone sane, e l’ottengono approfittandosi delle tenebre, vale a dire di una relativa cecità della vittima dovuta ad uno stato di innamoramento indotto in modo seduttivo e manipolatorio. Le vittime/prede dei narcisisti patologici che subiscono il TdN (Trauma da Narcisismo) possono essere comprese figurativamente nel senso di essere state ‘vampirizzate’ da un ‘vampiro psicoaffettivo’.

I narcisisti patologici adoperano quindi deliberatamente la sessualità, ma anche la falsa  tenerezza, per far cadere la vittima/preda in uno stato di intorpidimento della consapevolezza, per conquistarne la fiducia e l’amore (che appunto e cieco) al fine di nutrirsene per scopo egoistico.

Al narcisista patologico piace immensamente sedurre, quindi adopera ogni suo talento per riuscirci, e ci riesce proprio in quanto è capace , inizialmente, di assumere le sembianze del ‘sogno d’amore’ della vittima… sogno che poi diverrà un incubo. Inoltre il narcisista patologico, non potendo amare normalmente è invidioso della capacità del partner di amare, a tal punto da volerlo distruggere, logorandolo sottilmente e arrivando in certi casi ad indurlo all’autolesionismo e al suicidio.

Esistono tipologie particolarmente maligne di narcisismo. Si riconoscono perché non piangono mai o quasi mai, inoltre umiliano sadicamente il partner con molteplici modalità, specialmente quando la relazione si sta ultimando, allo scopo di distruggerlo moralmente. Come narra il mito di Narciso, il quale istigava i suoi ex-amanti al suicidio, purtroppo il narcisista maligno può giungere anche a questo. La malignità si puo’ esprimere anche attraverso denunce alla polizia per il solo fatto che il partner chiede una spiegazione. Inoltre la malignità si esprime anche attraverso la diffamazione del partner presso amici e anche persone che il partner-vittima non conosce.

Le vittime di un narcisista è come se fossero state contagiate da un virus psichico (fortunatamente non è AIDS, ma qualcosa di simile sul piano mentale). Oppure è come se le vittime traumatizzate da un narcista fossero entrate in contatto con un potente veleno, ad esempio l’amianto, o scorie radiottive, e quindi sono intossicate. Le persone infettate/intossicate da un narcisista attraverso una relazione perdono le loro difese immunitarie nei loro punti deboli, per cui i loro problemi psicologici si acuiscono pericolosamente. Vi è poi un forte crollo dell’autostima per cui ci si sente brutti, incapaci, insicuri in quanto appare inconcepibile di essere stati trattati con tanta violenza psicologica dalla persona amata. La sintomatologia della vittima – che io definisco come colpita da TRAUMA DA NARCISISMO (TdN) – può essere più o meno grave e va curata onde evitare peggioramenti.

Continua qui

FONTE:

Dott. Pier Pietro Brunelli Psicologo – Psicoterapeuta
http://albedoblog.wordpress.com/info/
http://albedoblog.wordpress.com/2010/03/27/bugiardi-ipocriti-manipolatori-affettivi-saperne-di-piu-per-potersi-difendere/

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Narcisismo Perverso

5 febbraio 2011 ale777 34 commenti

Torno a occuparmi e a parlare di “Narcisismo” per diversi motivi. Intanto perchè il precedente articolo sul Narcisismo risulta essere il più letto e molti lettori sono giunti a questo blog proprio cercando informazioni sull’argomento. In secondo luogo perchè di recente ho letto un articolo sul Corriere della Sera (qui) dove si parla della decisione di alcuni esperti USA di declassare il Narcisismo da malattia a semplice “tratto della personalità”, a causa della sempre maggiore diffusione del problema nella società. Decisione e considerazione a dir poco inquietante.

Spero che questo articolo, che si basa sugli studi della Psichiatra Francese  Marie-France Hirigoyen (tradotto da Marylise Veillon), possa in qualche modo essere d’aiuto a tutte le vittime della violenza psicologia di persone affette da questo disturbo.


“Il boia” o “perverso narcisista” seguendo la patologia messa in luce dalla Signora Marie-France Hirigoyen , può essere sia un uomo che una donna; la violenza morale non è appannaggio dei soli uomini, un gran numero di donne sono tiranni domestici; i media danno troppo spesso l’impressione che sono tutti uomini, e dobbiamo sfatare questo giudizio errato; gli uomini vittime hanno semplicemente maggiori difficoltà a parlare delle loro sofferenze.

Quale sia il suo sesso, la sua età, la sua nazionalità, il boia ha sempre il medesimo comportamento, vampirizza la sua vittima, succhiando la sua energia vitale. Possono passare anni prima di rendersi conto del procedimento di distruzione messo in moto. All’inizio possono essere soltanto piccoli rimproveri, frasi anonime ma sprezzanti, colme di sottintesi che feriscono, avviliscono, perfino violenti, è la ripetizione costante di queste azioni che rende l’aggressione evidente. Spesso un incidente di percorso scatena la crisi che spinge l’aggressore a svelare la sua trappola; di regola, è la presa di coscienza della vittima, e i suoi soprassalti di rivolta, che scateneranno il procedimento di messa a morte: in quanto può esserci reale messa a morte psichica, in cui l’aggressore non esiterà ad adoperare tutti i mezzi per pervenire al suo fine: distruggere la sua preda.

Il perverso narcisista è una persona totalmente priva di empatia, la quale non risente nessun rispetto per gli altri, che considera come oggetti utili ai suoi bisogni di potere, d’autorità. Ha bisogno di schiacciare per esistere: e la preda ideale resta la bambina fragile e malleabile, con la sua fiducia illimitata e la sua sete d’amore e di riconoscenza.

Il boia non possiede alcuna personalità propria, è bensì forgiata su delle maschere le quali vengono cambiate a secondo dei bisogni, passando da seduttore parato da tutte le qualità, a quella di vittima debole e innocente, conservando il suo vero viso di demonio soltanto per la sua vittima. E ancora, può giocare con lei al gatto e al topo, facendo zampa di velluto per meglio tenerla, poi tirando fuori gli artigli quando cerca di sfuggirgli.

Sono spesso esseri dotati di un’intelligenza machiavellica, che permette loro di elaborare trappole molto sottili.

Colpevolizzano ad oltranza la loro preda, non sopportano di avere torto, sono incapaci di discussioni aperte e costruttive; ridicolizzano apertamente la loro vittima, non esitando a denigrarla, ad insultarla per quanto possibile senza testimoni, sennò lo fanno con sottigliezza, tramite allusioni, altrettanto distruttive, ma invisibili agli sguardi non esperti.

Diffidiamo dal suo aspetto seducente. Il perverso narcisista è un vampiro, senza affetto, il quale aspira la sostanza vitale della sua vittima fino a distruggerla.

Un Narciso, nel senso del Narciso di Ovidio, è qualcuno che crede trovarsi guardandosi in uno specchio. La sua vita consiste a cercare il suo riflesso nello sguardo degli altri. L’altro non esiste in quanto individuo ma in quanto specchio. Un Narciso è un guscio vuoto il quale non ha esistenza propria; è uno pseudo, il quale cerca di creare un’illusione per mascherare il suo vuoto. Il suo destino è un tentativo di evitare la morte. E’ qualcuno il quale non è mai stato riconosciuto come essere umano ed è stato obbligato a costruirsi un gioco di specchi per darsi l’illusione di esistere. Come un caleidoscopio, questo gioco di specchi si può ripetere all’infinito, ma questo individuo resta costruito sul vuoto.

Il Narciso, non avendo sostanza propria, si attacherà all’altro e, come una sanguisuga, tenterà di aspirare la sua vita. Essendo incapace di una reale relazione, non può farlo che in una forma perversa, di malignità distruttiva. Incontestabilmente, i perversi risentono un godimento estremo, vitale, alla sofferenza dell’altro e ai suoi dubbi, cosi come prendono piacere a controllare l’altro e ad umiliarlo. Tutto incomincia e si spiega a partire dal Narcisoo vuoto, costruzione di riflesso, in sostituzione di sé stesso con niente all’interno, allo stesso modo in cui è costruito un robot per imitare la vita, avere tutte le apparenze o tutte le performance della vita, senza la vita. La sregolatezza sessuale o la cattiveria non sono altro che conseguenze ineluttabili di questa struttura vuota. Come i vampiri, il Narciso vuoto ha bisogno di nutrirsi della sostanza dell’altro. Quando la vita non c’è, bisogna tentare di appropriarsene o, nell’impossibilità di farlo, distruggerla affinché non ci sia vita da nessuna parte.

I perversi narcisisti sono invasi da un’altro del quale non possono fare a meno. Quest’altro non è neanche un doppione, il quale avrebbe un’esistenza, ma solo un riflesso di loro stessi. Da qui la sensazione che hanno le vittime di essere negate nella loro individualità. La vittima non è un’altro individuo, ma un riflesso. Ogni situazione che rimetterebbe in questione questo sistema di specchi, mascherando il vuoto, non può che provocare una reazione a catena di furore distruttivo. I perversi narcisisti non sono altro che macchine a riflessi, i quali cercano in vano la loro immagine nello specchio degli altri.

Sono insensibili, senza affetto. Come una macchina a riflessi potrebbe essere sensibile? Di questo modo, non soffrono. Soffrire presuppone una carne, un’esistenza. Non hanno storia, poiché assenti. Solo esseri presenti al mondo possono avere una storia. Se i perversi narcisisti si rendessero conto della loro sofferenza, qualcosa inizierebbe per loro. Ma sarebbe qualcosa di diverso, la fine del loro precedente funzionamento.

I perversi narcisisti sono individui megalomani che si pongono come referenti, come metro di paragone del bene e del male, della verità. Si attribuisce loro spesso un aria moralistica, superiore, distante. Anche se non dicono nulla, l’altro si sente colto in fallo. Mettono avanti i loro valori morali irreprensibili che danno il cambio e una buona immagine di loro stessi. Denunciano la cattiveria umana. Presentano una totale assenza di interesse ed empatia verso gli altri, ma desiderano che gli altri s’interessano a loro. Tutto è loro dovuto. Criticano tutti quanti, non ammettono nessuna messa in causa e nessun rimprovero. Di fronte a questo mondo di potere, la vittima si ritrova per forza in un mondo di errori. Mostrare quelli degli altri è un modo di non vedere i propri difetti, di difendersi contro un’angoscia di ordine psicotico. I perversi entrano in relazione con gli altri per sedurli. Vengono spesso descritti come persone seducenti e brillanti. Una volta preso il pesce, bisogna soltanto mantenerlo agganciato finché se ne ha bisogno. L’altro non esiste, non è né visto né ascoltato è soltanto usato. Nella logica perversa, non esiste la nozione di rispetto dell’altro.

La seduzione perversa non comporta nessuna affettività, in quanto il principio stesso del funzionamento perverso è di evitare qualsiasi affetto. Lo scopo è di non avere sorprese. I perversi non si interessano alle emozioni complesse degli altri. Sono impermeabili all’altro e alla sua differenza, tranne che abbiano il sentimento che questa differenza possa disturbarli. E’ il diniego totale dell’identità dell’altro: l’attitudine e i pensieri dell’altro devono essere conformi all’immagine che loro si fanno del mondo.

La forza dei perversi è la loro insensibilità. Non conoscono alcun scrupolo d’ordine morale. Non soffrono. Attaccano in piena impunità, in quanto quand’anche di ritorno, i partner utilizzano delle difese perverse, sono stati scelti per non raggiungere mai la virtuosità che li proteggerebbe.

I perversi possono appassionarsi per una persona, un’attività o un’idea, ma queste fiammate restano molto superficiali. Ignorano i veri sentimenti, in particolare quelli di tristezza o di lutto.

Le delusioni scatenano in loro collera o risentimento, con un desiderio di rivincita. Ciò spiega la rabbia distruttrice che li coglie in caso di separazioni. Quando un perverso riceve una ferita narcisista (disfatta, rigetto), risentono un desiderio illimitato di ottenere una rivincita. Non è come in un individuo collerico, una reazione passeggera e confusa, è un rancore inflessibile al quale il perverso dedica tutte le sue capacità di ragionamento.

Il perverso, come tutti i paranoici, mantengono una distanza affettiva sufficiente per non impegnarsi realmente. L’efficacia dei loro attacchi si attiene al fatto che la vittima o l’osservatore esterno non immaginino che si possa essere a questo punto sprovvisti di sollecitudine o compassione, davanti alla sofferenza dell’altro.

Il partner non esiste in quanto persona, ma in quanto supporto di una qualità della quale i perversi tentano di appropriarsi.

I perversi si nutrono dell’energia di coloro i quali subiscono il loro fascino. Tentano di appropriarsi del narcisismo gratificante dell’altro, invadendo il suo territorio psichico. Il problema del perverso narcisista è di colmare il suo vuoto. Per non avere ad affrontare questo vuoto(il che significherebbe la sua guarigione), il Narcisio si progetta nel suo contrario. Diventa perverso nel senso stretto del termine: volta le spalle al suo vuoto(allorché il non perverso affronta questo vuoto). Da qui il suo amore e il suo odio per una personalità materna, la figura la più esplicita della vita interna. Il narcisio ha bisogno della carne e della sostanza dell’altro per riempirsi. Ma è incapace di nutrirsi di questa sostanza carnale, in quanto non dispone neanche di un inizio di sostanza che gli permetterebbe di accogliere, di agganciare e di fare sua la sostanza dell’altro. Questa sostanza diventa il suo pericoloso nemico, in quanto lo rivela vuoto a sé stesso.

I perversi narcisisti risentono un’invidia molto intensa riguardo coloro che sembrano possedere delle cose che non hanno, o che semplicemente traggono piacere dalla loro vita.

L’appropriazione può essere sociale, per esempio sedurre un partner il quale vi introduce in un cerchio sociale che si invidia: alta borghesia, cerchio intellettuale o artistico…Il beneficio di questa operazione è di possedere un partner il quale permette di accedere al potere. Si attaccano poi all’autostima, alla fiducia in sé dell’altro, per aumentare il loro proprio valore. Si appropriano del narcisismo dell’altro.

Per motivi che si attengono alla loro storia nei primi stadi della vita, i perversi non hanno potuto realizzarsi. Osservano con invidia che altri individui hanno ciò che occorre per realizzarsi. Passando accanto a loro stessi, tentano di distruggere la felicità che passa vicino a loro. Prigionieri della rigidità delle loro difese, tentano di distruggere la libertà. Non potendo godere pienamente del loro corpo, provano ad impedire il godimento del corpo degli altri, perfino nei loro propri figli. Essendo incapaci di amare, provano a distruggere a causa del loro cinismo la semplicità di una relazione naturale.

Per accettarsi, i perversi narcisisti devono trionfare e distruggere qualcun’altro sentendosi superiori. Godono della sofferenza degli altri. Per affermarsi, devono distruggere.

C’è in loro un’esasperazione della funzione critica, che fa che passono il loro tempo a criticare tutti. In questo modo, si mantengono nell’onnipotenza : se gli altri sono nulli, sono per forza migliore di loro.

Il motore del nucleo perverso, è l’invidia, lo scopo dell’appropriazione. L’invidia è un sentimento di bramosia, di irritazione odiosa alla vista della felicità, degli altrui vantaggi. Si tratta di una mentalità a priori aggressiva, la quale si fonde sulla percezione di ciò che l’altro possiede e di cui siamo sprovvisti. Questa percezione è soggettiva, può perfino essere delirante. L’invidia comporta due poli : l’egocentrismo da una parte, e la cattiveria, con la voglia di nuocere alla persona invidiata, d’altra parte. Ciò presuppone un sentimento d’inferiorità nei confronti di questa persona, la quale possiede ciò que si brama. L’invidioso rimpiange di vedere l’altro possedere beni materiali o morali, ma è maggiormente desideroso di distruggerli piuttosto che acquisirli. Se li deteneva, non saprebbe neanche cosa farsene. Non dispone di alcuna risorsa per questo. Per colmare la distanza che separa l’invidioso dall’oggetto della sua bramosia, basta umiliare l’altro, avvilirlo.

Ciò che i perversi invidiano, innanzitutto, è la vita nell’altro. Invidiano la riuscita degli altri, che li mette di fronte al loro proprio sentimento di fallimento, in quanto non sono maggiormente contenti degli altri che di loro stessi; niente va mai bene, tutto è complicato, tutto è una prova. Impongono agli altri la loro visione peggiorativa del mondo e la loro insoddisfazione cronica concernente la vita. Spezzano ogni entusiasmo intorno a loro, cercano prima di tutto di dimostrare che il mondo è malvagio, che gli altri sono malvagi, che il partner è malvagio. Tramite il loro pessimismo, trascinano l’altro in uno stato di depressione, per poi di seguito, rinfacciarglielo.

Il desiderio dell’altro, la sua vitalità, mostra loro le loro proprie mancanze. Ritroviamo lì l’invidia comune a tanti esseri umani, del legame privilegiato che unisce la madre e il suo bambino. Ed è perciò che scelgono il più sovente le loro vittime in mezzo a persone piene di energia, avente gusto alla vita, come se cercasserò di accapararsi un pò delle loro forze. Lo stato di controllo, di soggezione della loro vittima all’esigenza del loro desiderio, la dipendenza che creano, fornisce loro testimonianze incontestabili della realtà della loro appropriazione.

L’appropriazione è il seguito logico dell’invidia. I beni ai quali ci riferiamo qui, sono raramente beni materiali. Sono qualità morali, difficili da rubare : gioia di vivere, sensibilità, qualità comunicative, creatività, doni musicali o letterari…Quando il partner emette un’idea, le cose accadono in modo tale che l’idea emessa non rimane sua ma diventa quella del perverso. Se l’invidioso non fosse accecato dall’odio, potrebbe, in una relazione di scambio, imparare come acquisire un po di questi doni. Ciò presuppone una modestia che i perversi non hanno.

I perversi narcisisti si appropriano delle passioni dell’altro, nella misura in cui si appassionano per questa o quest’altra o, più esattamente, s’interessano a quest’altro nella misura in cui è detentore di qualcosa che potrebbe appassionarli. Li vediamo così avere colpi di cuore, poi rigetti brutali e irrimediabili. Chi li sta intorno comprende male come una persona può essere portata in cielo un giorno, per essere demolita il giorno dopo.

I perversi assorbono l’energia positiva di chi hanno intorno, se ne nutrono e si rigenerano, poi scaricano sopra loro tutta la loro energia negativa.

La vittima apporta enormemente, ma non basta mai. Non essendo mai contenti, i perversi narcisisti sono sempre in posizione di vittima, e la madre (oppure l’oggetto sul quale hanno proiettato la loro madre) è sempre tenuta per responsabile. I perversi aggrediscono l’altro per venir fuori da la condizione di vittima che hanno conosciuto nella loro infanzia. In una relazione, quest’attitudine di vittima seduce un partner che vuole consolare, riparare, prima di metterlo in una situazione di colpevole. Nelle separazioni, i perversi si pongono in vittime abbandonnate, il ché da loro il ruolo migliore e permette loro di sedurre un’altro partner consolatore.

I perversi si considerano come irresponsabili in quanto non hanno reale soggettività. Assenti nei confronti di sé stessi, lo sono altrettanto nei confronti degli altri. Se non sono mai dove li si attende, se non sono mai presi, è semplicemente che non ci sono. In fondo, quando accusano gli altri di essere responsabili di quello che succede loro, non accusano, constatano: poiché loro stessi, non potendo essere responsabili, bisogna pure che sia l’altro. Addossare la colpa all’altro, coprirlo di maldicenze facendolo passare per malvagio, permette loro non solo di sfogarsi, ma anche di imbiancarsi. Mai responsabili, mai colpevoli: tutto ciò che va male è sempre colpa degli altri.

Si difendono tramite meccanismi di proiezione: portare al altrui credito tutte le loro difficoltà e tutti i loro fallimenti e non mettersi in causa. Si difendono anche per mezzo della negazione della realtà. Evitano così il dolore psichico, che viene trasformato in negatività.

Questa negazione è costante, anche nelle piccolezze della vita quotidiana, anche se la realtà prova il contrario. La sofferenza è esclusa, il dubbio ugualmente. Devono dunque essere portati dagli altri. Aggredire gli altri è il mezzo di evitare il dolore, la pena, la depressione.

I perversi narcisisti hanno grosse difficoltà a prendere decisioni nella vita di tutti i giorni e hanno bisogno che gli altri assumono le responsabilità al loro posto. Non sono autonomi, non possono fare a meno degli altri, il ché li conduce a un comportamento collante e a una paura della separazione; eppure, pensano che è l’altro a sollecitare la soggezione. Rifiutano di vedere il carattere divorante del loro attaccamento all’altro, dal quale potrebbe scaturire una percezione negativa della loro propria immagine. Ciò spiega la loro violenza di fronte a un partner troppo benevolo o riparatore. Se invece costui è indipendente, è percepito come ostile e ripugnante.

Fonte: http://gl-es.facebook.com/topic.php?uid=78520853833&topic=13232

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Narcisismo

6 gennaio 2011 ale777 3 commenti

“Da bambini, i narcisisti subiscono quella che la psicoanalisi definisce una grave ferita narcisistica, un colpo alla stima di sé che lascia il segno e modella la loro personalità. Questa ferita implica un’umiliazione, in particolare l’esperienza di essere impotenti mentre un’altra persona prova piacere nell’esercitare su di noi il proprio potere. Non credo che basti una singola esperienza a formare un carattere, ma quando il bambino è costantemente esposto a umiliazioni in una forma o in un’altra, la paura dell’umiliazione finisce per essere strutturata nel corpo e nella mente. E’ facile che questa persona dica a se stessa: “Quando crescerò diventerò potente e non potrete più farmi questo, né tu né nessun altro.” (Alexander Lowen, “Il narcisismo”)


Alexander Lowen, uno dei maggiori studiosi del narcisismo dice: “questo termine descrive una condizione sia psicologica che culturale; infatti, mentre sul piano personale indica un disturbo di personalità che comporta un eccessivo investimento sulla propria immagine che deriva da una grande “ferita” infantile a scapito dell’identità vera, sul piano culturale il narcisismo è la logica conseguenza di una “mancanza di valori e di senso di umanità” che porta a disinteressarsi della vita, dell’ambiente e delle cose che contano, perdendo pian piano di integrità.

Noi occidentali, possiamo sostenere – senza tema di smentita – di vivere in una società estremamente narcisista visto che appoggia soprattutto desideri effimeri, svuotati delle tradizioni e dei valori autentici che giungono dalla nostre radici più profonde, le sole che possono nutrire la crescita di una reale identità. Ovviamente, quando mancano valori veri non si può avere un contatto con l’essenza e, di conseguenza, si costruisce e si investe unicamente sull’immagine di sé. Il narcisista ha un problema che riguarda la sua “identità” e noi, popoli del benessere, siamo diventati narcisisti in quanto eccessivamente centrati su noi stessi in senso egopatico ed egoistico, fino a perdere via via sempre più contatto con la nostra essenza con il conseguente risultato di dover compensare l’identità sconosciuta con una falsa personalità che si basa esclusivamente sull’immagine che deve essere costantemente sostenuta dall’esterno.

Lowen sostiene che questo è il tipico problema delle società che hanno più ricchezza che saggezza per cui l’essere famosi ed avere successo assume molta più importanza della dignità e dell’integrìtà personale o, peggio ancora, dei valori umani. Sostanzialmente possiamo dire che il problema narcisistico individuale è indiscutibilmente modellato anche dal problema culturale e sociale.

In pratica, il problema di fondo del narcisista riguarda un ideale dell’Io troppo elevato che diventa impossibile raggiungere; in questo vuoto angosciante il soggetto comincia a compensare occupandosi di ciò che `Potrebbe essere” anziché di “ciò che è”; comincia così a coltivare un’immagine ideale che, per forza di cose, dovrà essere apprezzata, sostenuta ed accettata dagli altri in modo da poterne ricavare quel sostegno e quel plauso di cui il narcisista ha bisogno per vivere.

Nella nostra società i narcisisti vengono spesso considerati persone `Vincenti”: sono infatti persone “alla moda” che frequentano i posti giusti, si vestono come si conviene, presentano un forte adeguamento alle opinioni e ai valori esterni e non coltivano nulla di personale; è così che, giorno dopo giorno, si convincono di poter “essere ciò che appaiono”; non è un bisticcio di parole giacchè questi soggetti confondono ESSENZA ed IMMAGINE e contrabbandano i loro valori con quelli esterni che fanno trend in quanto, per poter essere accettati in modo da accettarsi, devono rispecchiarsi negli occhi degli altri ricavando un’immagine positiva di sè. Questo richiama al dramma di non aver “assorbito” sostanza dalle radici culturali profonde per cui, in questi soggetti, manca il senso di autostima, il valore personale e, in cambio di un’accettazione, svendono la loro identità ed autenticità.

I narcisisti devono essere sempre “perfetti”; dicono quello che gli altri vogliono sentirsi dire e, soprattutto, si sentono importanti quando giocano quel particolare “ruolo”. Non possono minimamente mettere in discussione la loro immagine poiché, nel caso, aprirebbero il vaso di Pandora che spalancherebbe le porte su quello che percepiscono come “un orrido abisso”.

Nel contatto con gli altri sanno essere molto seduttivi e manipolatori ma sono anche condannati a “piacere per piacersi” e,di conseguenza, non si curano degli altri in senso affettivo poiché questi vengono visti esclusivamente come specchi, necessari a sostenere la loro “sceneggiata” pubblica e privata.

Si tratta di individui che sono lontani dal mondo reale ed infatti coltivano un IO ideale e, se vengono attaccati, utilizzano una aggressività difensiva tesa a salvaguardare l’immagine che hanno dato di sé agli altri.

Sul piano relazionale i narcisisti sono dei veri anaffettivi in quanto non hanno mai avuto affetti veri e, per questo, non hanno sviluppato un Se’ autentico dotato di sentimenti profondi in grado di suggerire scelte sulla base di valori che, del resto, sono possibili solo in presenza di un IO che discrimina, valuta e sceglie.

Proprio per questa deprivazione iniziale e per il tremendo vuoto interno non sono neppure in grado di assumersi delle reali responsabilità che necessitano di scelte precise e della capacità di farsene carico in seguito. Sono praticamente dei bambini travestiti da adulti che hanno bisogno di “essere al centro del mondo” in maniera quasi autistica, incapaci come sono di penetrare dentro a sé stessi, di relazionarsi e confrontarsi con gli altri e di conoscere sé stessi.

La “maschera” è qualcosa di esterno che riflette qualcosa dell’identità; ha a che fare con quella che Jung chiamava “la persona” nella quale il grande maestro svizzero individuava tratti di “adattamento al mondo e di cammuffamento dell’identità”, una sorta di vestito che si indossa per proteggere l’identità che è più profonda e più difficile da rintracciare.

La maschera e la personalità sono molto forti nella prima parte della vita in quanto il vero è ancora “poco conosciuto”; in quella fase ognuno di noi coltiva “un’ideale” di sé stesso nel quale si riconosce; siamo infatti molto lontani dal percepire i nostri limiti e le nostre carenze che incontreremo solamente nella tappa della casa sesta che, nel lungo viaggio verso la scoperta di noi stessi, ci farà prendere coscienza dei nostrí limiti.

Un io potente esige “visibilità e riconoscimento” ma evoca anche quel “rispecchiamento” da parte degli altri poiché, non essendo ancora pronto il contatto con l’essenza interiore, deve coltivare “l’ immagine” che giunge dal riflesso esterno.

Nel narcisista contrariamente a quanto si pensa, non vi amor di sé, ma, al suo posto, c’è il “culto dell’immagine di sé” e sappiamo bene che l’immagine diventa una necessità assoluta dove non c’è contatto con l’essenza.

Come conseguenza, il narcisista, non avendo potuto godere a suo tempo di quello sguardo “autentico e vitale” che potesse garantire il suo valore e il suo senso di esistenza, continua a cercarlo tutta la vita negli occhi degli altri, condannandosi a piacere agli altri incarnando valori che sono quelli socialmente accettati e premiati. Sentono di aver bisogno del contatto con gli altri, ma forniscono anche quel “distacco“, quelle capacità dialettiche e, soprattutto, quella “formalità” che tanto serve al narcisista per ottenere ciò che gli serve per vivere.

La mancanza di valori veri rende il soggetto camaleontico, in grado di cambiare giorno dopo giorno adattandosi con facilità alle esigenze esterne, complice anche una reale incapacità di scegliere che non crea problemi nella fedeltà a sé stesso.

Il narcisista è una persona “sola” che non può creare rapporti autentici in quanto non conosce i suoi sentimenti; in pratica un soggetto che deve “divorare” gli altri, manipolandoli nel tentativo di asservirli ai suoi personali bisogni; in pratica gli altri non vengono effettivamente considerati.. esattamente come un tempo qualcuno non ha considerato lui come qualcosa di prezioso e da amare.

http://www.aikidoweb.it/public/index.php?MEDICINA:Psicologia:Incapacit%E0_di_amare


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Anoressia sentimentale

19 dicembre 2010 ale777 2 commenti
Troppo amore si perde quando amiamo gli aridi di cuore. Su di loro il nostro amore scivola come l’acqua sugli scogli (Nicola Lecca)

Uomini e donne si frequentano, al giorno d’oggi, con una intensità di cui non si ha riscontro in altre epoche storiche; le occasioni di contatto si moltiplicano e proliferano sotto ogni forma (scuole, università, luoghi di lavoro, attività turistiche e di svago, società sportive, club, locali, agenzie matrimoniali, luoghi d’incontro virtuali…), eppure vi sono uomini e donne che hanno rimosso e dimenticato cosa sia l’amore. In senso stretto, l’anoressia sentimentale, l’incapacità di amare, è una vera e propria pandemia che colpisce, su larghissima scala, tutte le età ed entrambi i sessi, soprattutto nel mondo a modello occidentale.

La fenomenologia è la più varia: chi ne è affetto può essere tanto un individuo solitario quanto una persona in apparenza socievole, amante della buona compagnia e dei divertimenti. Ma la struttura di fondo del disturbo è identica: il bisogno affettivo è rimosso in virtù di una personalità autarchica, chiusa in se stessa, regolata da abitudini e ritmi personali e ogni qual volta la possibilità di amare si apre un varco nella rigida armatura difensiva sorge dal fondo dell’animo in taluni una malinconia profonda, in altri una rabbia cieca e devastante, in altri ancora una fredda razionalità che vede nell’oggetto amato (nella persona che ha penetrato il cuore) solo vizi e difetti e nella nuova opportunità una fonte incessante di dubbi e preoccupazioni. A questo punto, l’indifferente può diventare — con l’incertezza, il disprezzo o il sadismo — un persecutore di colui/colei che ha osato turbare il suo equilibrio.

Ecco come lo descrive lo psicoanalista Otto Kernberg:

In circostanze patologiche, come la patologia narcisistica grave, lo smantellamento del mondo interno di relazioni oggettuali può portare all’incapacità di desiderio erotico, accompagnata da una diffusa, non selettiva e perpetuamente insoddisfatta manifestazione casuale di eccitazione sessuale, o perfino dalla mancanza di una capacità di eccitazione sessuale.

L’incapace di amare talvolta si tormenta per ciò che è divenuto; talaltra invece se ne fa un vanto, perché la sua resistenza alla lusinga è — secondo lui — una superiore prova di forza; infine, altre volte ancora vive in una razionalità così astratta da non accorgersi nemmeno della solitudine dell’anima e della aridità del cuore che ha generato dentro di sé.

Intuibile che la patologia narcisistica cui fa riferimento Kernberg ha almeno due possibili sviluppi: uno sul versante ossessivo coincide con l’uomo — o la donna — che vive in un suo ordine solitario, rigido ed efficiente e più o meno relazionato (l’incapace di amare può essere un single, ma anche un uomo o una donna che vive in famiglia, ma che non degna più il partner delle proprie attenzioni giudicando la sessualità e l’amore delle inutili e scomode perdite di tempo o attività noiose, prive di senso o vagamente disgustose); l’altra è sul versante dell’isteria, dove l’incapace di amare oltre a ostentare indifferenza, può talvolta intrappolare i suoi partner in tormentose dinamiche nelle quali ora avvengono inattese fusioni sentimentali, spesso accompagnate da appassionate manifestazioni di tenerezze, cui seguono repentini distacchi, un fare freddo e scostante, talvolta contrassegnato dal disprezzo.

Chi vive in questa strana condizione esistenziale è qualcuno che ha individuato nell’amore la maggior fonte di sofferenza umana o, per via di traumi subiti, della sua personale sofferenza e ha deciso di non soffrire mai più. Talvolta è stato un bambino deprivato di amore in età nelle quali poteva avvertirne la mancanza e perciò soffrirne, oppure un bambino o un adolescente intenzionalmente trascurato, non amato o anche trattenuto in un rapporto ora seduttivo ora rifiutante. Altre volte, cresciuto fiducioso, è andato incontro a lunghe sofferenze sentimentali in età adulta. Altre ancora, illuso di poter realizzare nel mondo scopi di ordine superiore e deluso in profondità in questa aspettativa, rinuncia alla vita e fa pagare all’innamorato/a il prezzo di questa catastrofica delusione.

In termini più generali, egli ha smesso di credere nell’affidabilità degli esseri umani e nella capacità retributiva e restaurativa della fiducia e dell’amore. In modo più o meno consapevole, ha abbracciato l’ideologia anestetica contemporanea, intesa a far sentire forte, superiore, colui che relega la passione nell’altro, riservando per sé il ruolo del bell’indifferente, dello spassionato razionale, dello sprezzatore dell’umana vulnerabilità.

La mia esperienza umana e clinica mi suggerisce che questa condizione esistenziale va sempre più costituendo il “doppio speculare” della soggettività contemporanea. Per un verso animata da innumerevoli e frenetici desideri, l’umanità attuale va per altro verso elaborando una strategia di difesa per la quale ogni desiderio — ma soprattutto i bisogni relazionali — sono trappole da evitare.

Esce da questa patologia invisibile in un mondo che la invidia e la favorisce solo chi vuole uscirne e accetta l’idea che coraggioso non è chi reprime il desiderio, ma colui che accetta il rischio esistenziale di vivere fino in fondo le qualità specifiche della natura umana, fra le quali fa spicco proprio quella capacità di immedesimarsi, fondersi ed amare da cui l’anoressico sentimentale rifugge con disgusto e con paura.

Nicola Ghezzani

http://affettivitaamore.altervista.org/chisono.html


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