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Archivio per la categoria ‘La parola ai grandi’

Stay Hungry. Stay Foolish.

6 ottobre 2011 ale777 Nessun commento

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Il Potere di Adesso

23 luglio 2011 ale777 Nessun commento

Non cercate la pace, Non cercate nessun altro stato che quello nel quale siete ora; altrimenti metterete in piedi un conflitto interiore e una resistenza inconscia. Perdonate voi stessi per non essere in pace. Il momento in cui accettate completamente il vostro non essere in pace, la vostra non pace viene trasmutata in pace. Qualunque cosa accettiate completamente vi porterà lì, vi porterà nella pace. Questo è il miracolo dell’arrendersi. Quando accettate ciò che è, ogni momento è il miglior momento. Questa è illuminazione.

[...]

Ho imparato a non opporre resistenza a ciò che esiste; ho imparato a consentire al momento presente di essere

e ad accettare la natura transitoria di tutte le cose e condizioni. Così ho trovato la pace.

Eckhart Tolle, dal libro :”Il potere di Adesso
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Pseudo-sentimenti

21 maggio 2011 ale777 Nessun commento

[...] La maggioranza delle persone sono incapaci di distinguere tra un sentimento autentico – e cioè una realtà che corrisponde a qualcosa che ha luogo nell’intero sistema fisiologico dell’uomo – e il pensiero di un sentimento, che in realtà non è un sentimento autenico, pur avendone l’apparenza.

Se ora cerchiamo di osservare il fenomeno nell’unico laboratorio che tutti abbiamo a disposizione, e cioè la nostra vita, constateremo che spesso siamo convinti di provare qualcosa – interesse, amore, gioia e così via – mentre in realtà ci limitiamo a immaginare questi sentimenti. In molte occasioni proviamo soltanto degli pseudo-sentimenti che ci sono stati inculcati dalla cultura in cui viviamo. Esistono parecchie situazioni in cui proviamo quel che da noi ci si aspetta e non riusciamo più a distinguere i sentimenti autentici dagli pseudo-sentimenti.

L’arte di vivere, Erich Fromm

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Por Osmar

28 dicembre 2010 ale777 Nessun commento

Mi piace sviluppare la mia coscienza per capire perchè sono vivo,
cos’è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i disegni dell’universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili e si crea false forme di condotta, plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri, non per via delle deviazioni narcisistiche della loro personalità, ma per come si sono evolute interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio,
il cui cuore critica gli altri senza sosta,
la cui sessualità vive insoddisfatta,
il cui corpo s’intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Mi piace invecchiare perchè il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale.
Non mi piace la gente che per retaggi infantili trasforma le bugie in superstizioni.
Non mi piace che ci sia un papa che predica senza condividere la sua anima con una “papessa”.
Non mi piace che la religione sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.
Mi piace collaborare e non competere.
Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna che potremmo chiamare dio interiore.
Non mi piace l’arte che serve solo a celebrare il suo esecutore.
Mi piace l’arte che serve per guarire.
Non mi piacciono le persone troppo stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca il riso.
Mi piace affrontare, volontariamente, la mia sofferenza, con l’obiettivo di espandere la mia coscienza.

Alejandro Jodorowsky

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La ricerca della felicità

21 dicembre 2010 ale777 Nessun commento

La ricerca della felicità è una della principali fonti d’infelicità (Eric Hoffer)

Sapete, gli esseri umani, per migliaia di anni, hanno cercato di trovare la felicità. Ma soltanto pochi, a quel che sembra, hanno trovato davvero una felicità durevole nella vita. Se ci guardiamo intorno vediamo che la gente si dà molto da fare per conseguire un obiettivo o un altro obiettivo, che ritengono possa dar loro la felicità.

Uno studente, per esempio, lavora molto per laurearsi, per conseguire il suo diploma pensando che questo gli possa dare la felicità; un uomo d’affari si darà da fare per far funzionare la sua impresa pensando che, una volta che questa si sarà affermata, lui potrà avere la felicità; l’impiegato di un ufficio avrà l’ambizione di far carriera, di diventare a sua volta un direttore: pensa che questo gli darà la felicità [...]

A guardarle dall’esterno queste persone sembrano molto diverse l’una dall’altra, però hanno una cosa in comune: considerano la felicità un qualche cosa che sta là fuori, che sta nel futuro e che quindi deve essere raggiunto. Ma se situiamo la felicità nel futuro allora questo vuol dire che non siamo felici nel momento presente e che vogliamo diventare felici nel futuro. E quindi, nel momento presente, si agisce perché ci si trova in uno stato di insoddisfazione, per conseguire la soddisfazione, ritenendo che questa ci darà la felicità.

Quindi dobbiamo chiederci: come mai non siamo soddisfatti di quel che abbiamo ora e abbiamo sempre bisogno di cercare qualcosa di nuovo?

E se ci poniamo questa domanda ci accorgiamo che, siccome ci proiettiamo verso un nuovo desiderio per ottenere qualcosa che ancora non abbiamo, diventiamo insensibili, non percepiamo quello che invece abbiamo. Questo non ci porterà mai alla felicità perché rimaniamo sempre nello stesso stato, dal punto di vista psicologico, a parte quella soddisfazione temporanea che proviamo quando il nostro desiderio è stato raggiunto, a quei momenti sono rari e molto distanziati tra di loro. E questa non può essere la vita di gioia e di felicità di cui ci hanno parlato i saggi! E quindi mi chiedo: forse il motivo è che sto guardando la vita da un punto di vista sbagliato? Forse la felicità non è situata nel futuro? E se non sono felice oggi, non sarò felice l’anno prossimo, tra dieci anni per gli stessi motivi per cui non sono felice adesso. Perché la felicità non sembra dipendere da quanto si possieda e di questo è facile accorgersi guardandosi intorno; vediamo subito che i ricchi non sono più felici dei poveri, sebbene i poveri abbiano molte meno cose. E quindi mi chiedo: non è forse possibile prima essere felici e poi affrontare la vita?

Perché se il mio agire deriva dall’insoddisfazione, allora quella insoddisfazione distrugge la felicità e la felicità non sembra dipendere dalle circostanze.

Bisogna allora che mi chieda se è possibile conseguire la felicità indipendentemente dalle circostanze. Il che non vuol dire che poi non debba affrontare le circostanze e le difficoltà della vita. Piuttosto le affronterò semplicemente senza questa sensazione che sarò felice solamente dopo che le avrò affrontate. Forse è questo il significato dell’assenza dei desideri!

[...] possiamo fare una passeggiata e guardare la natura in tutta la sua bellezza; abbiamo le gioie dell’amicizia, le gioie più semplici della vita o anche le gioie più grandi, la gioia di vedere il sorriso di un bambino, la gioia di un tramonto o di una pianta in fiore, la gioia semplice di condurre la nostra vita quotidiana. Perché abbiamo perduto queste sensazioni di gioia? Questo è il problema. E siccome abbiamo perduto queste sensazioni, per questo motivo, siamo sempre a perseguire il piacere e, mentre il piacere può essere perseguito, dubito che possa essere perseguita la felicità.

Perché nel momento in cui mi pongo come obiettivo la felicità, vuol dire che non sono felice in questo momento…e fra il momento presente e il momento futuro le uniche differenze sono le circostanze le quali, lo abbiamo appena visto, non creano la felicità. Quindi mi sembra che la felicità non è qualcosa che possa essere coscientemente perseguita, ma che si tratti piuttosto di un sottoprodotto della saggezza, la quale saggezza è la comprensione di tutto ciò nella vita.

Prof. P. Krishna, Rettore della Krishnamurti Foundation di Rajghat

Qui l’articolo completo

La felicità è una realtà interiore, non l’opposto; pertanto non dipende da ciò che abbiamo, ma da ciò che siamo. (Henry Van Dyke)


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Analfabetismo emotivo

13 dicembre 2010 ale777 Nessun commento

- L ‘analfabetismo emotivo non consente di riconoscere i propri sentimenti e sopratutto chiamarli per nome.

- Il cuore, un tempo tumultuoso e invocante, si fa piatto, non reattivo, pronto a declinare ora nella depressione ora nella noia. E quando la tempesta emotiva si abbatte sul cuore, ormai arido perchè mai irrigato, si comprime tutto con le difese impenetrabili approntate dalla buona educazione, dalle buone maniere, dal buon allenamento nella palestra gelida razionalità.

- L ‘emozione è essenzialmente relazione. E dalla qualità delle nostre relazioni possiamo leggere il grado della nostra intelligenza emotiva [...]

- Il cuore non è in sintonia con il pensiero e il pensiero con il comportamento, perchè è fallita la comunicazione emotiva, e quindi la formazione del cuore come organo che, prima di ragionare, ci fa sentire che cosa è giusto e che cosa non è giusto, chi sono io e che ci faccio al mondo.

- Il sentimento non è un languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell’anima, non è sconsolato abbandono, il sentimento è forza.

– Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l’animo si indebolisce e si ripiega su se stesso nell’inutile fatica di compiacere gli altri. Alla fine l’anima si ammala, perchè la malattia, lo sappiamo tutti, è una metafora, la metafora della devianza dal sentiero della nostra vita.

- Per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la propria ombra. Ciò che rifiutiamo di noi. Quella parte oscura che, quando qualcuno la sfiora, ci fa sentire punti nel vivo. Perchè l’ombra è viva e vuole essere accolta. Anche un quadro senza ombre non ci concede le sue figure. Accolta l’ombra cede la sua forza. Cessa la guerra tra noi e noi stessi [...] Ed è la pace così raggiunta a darci la forza d’animo e la capacità di guardare in faccia il dolore senza illusorie vie di fuga.

L’ospite inquietante , Umberto Galimberti

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A Natale..

12 dicembre 2010 ale777 2 commenti
E’ Natale da fine ottobre.
Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti.
Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.
(C. Bukowski)





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Risveglio

11 dicembre 2010 ale777 Nessun commento

Un passo avanti nel processo di guarigione: e lo spirito libero si riaccosta alla vita, naturalmente a poco a poco, quasi riottoso, quasi diffidente. Attorno a lui l’aria torna a farsi più calda, più gialla per così dire, passione e compassione si intensificano, ogni genere di venti del disgelo gli alitano intorno. Ha quasi la sensazione, come se solo ora gli si aprissero gli occhi per le cose vicine. E’ stupefatto e siede in silenzio: ma dov’era stato? Le cose che lo circondano, anche le prossime, come gli sembrano diverse! Che patina, che fascino hanno acquistato nel frattempo! Volge indietro lo sguardo pieno di gratitudine, – grato al suo peregrinare, alla sua durezza verso se stesso e all’alienazione da sè, agli sguardi rivolti lontano e ai voli d’uccello a fredde altitudini. E’ stato proprio un bene che non sia rimasto sempre “a casa”, sempre in “propria compagnia” come un delicato intontito fannullone! Era fuori di sè, non c’è dubbio. Solo ora scorge se stesso – e quali sorprese gli riserva questa vista! Quali brividi mai provati prima! Che gioia, pur nella persistente stanchezza, nell’antica malattia, nelle ricadute del convalescente! Come gli piace, sofferente, starsene seduto, sopportare paziente, stare sdraiato al sole! Chi si intende meglio di lui di gioie invernali, di macchie di sole sui muri! Sono gli animali più grati di questo mondo, e anche i più umili, questi convalescenti, queste lucertole volte nuovamente alla vita, anche se solo a metà: ce n’è qualcuna addirittura, che non fa passare un solo giorno senza appendere allo strascico della vita un breve inno di lode.

Friedrich Nietzsche – Umano troppo umano


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Si fa presto a dire amore…(Parte 4)

6 dicembre 2010 ale777 Nessun commento

Non essere amati è una semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare. (Albert Camus)

Amare se stessi

“Mentre non suscita nessuna obiezione l’applicazione del concetto d’amore a vari oggetti, è opinione diffusa che sia virtuoso amare gli altri e peccato amare se stessi. Si ritiene che nella misura in cui amo me stesso non posso amare gli altri, che l’amore per se stessi sia una forma egoistica d’amore. Questo punto di vista ha la sua origine nel pensiero occidentale. Calvino parla di amore per se stessi come di “ una peste ”, Freud ne parla in termini psichiatrici, ma, nonostante ciò, il suo giudizio è uguale a quello di Calvino. Per lui, amore per se stessi significa narcisismo, libido verso se stessi. Il narcisismo è il primo stadio dello sviluppo umano, e la persona che in età adulta ritorna a questo stadio è incapace di amare; nel caso estremo è malata di mente.

[…] Va sottolineato l’errore che l’amore per gli altri e l’amore per se stessi siano reciprocamente esclusivi.

Il concetto biblico “ama il tuo prossimo come te stesso” significa che il rispetto per la propria integrità, l’amore e la comprensione di se stessi, non possono essere scissi dal rispetto, dall’amore e dalla comprensione per un altro essere umano. Ne deriva che il mio io deve essere un oggetto di amore tanto quanto ogni altro essere.

Se l’amore per se stessi non è disgiunto dall’amore per gli altri, come ci spieghiamo l’egoismo, che ovviamente esclude qualsiasi interesse genuino per gli altri? L’egoista s’interessa solo di se stesso, vuole tutto per sé, non prova gioia nel dare, ma solo nel ricevere. Vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne; non ha interesse per le necessità degli altri, né rispetto per la loro dignità e integrità. Non può vedere altro che se stesso; giudica tutto e tutti dall’utilità che gliene deriva; è fondamentalmente incapace d’amare. Questo non prova che l’interesse per gli altri e l’interesse per se stessi sono alternative inevitabili? Sarebbe così se l’egoismo e l’amore per se stessi fossero la stessa cosa. Ma questa convinzione è l’errore che ha suscitato tante conclusioni errate riguardo il nostro problema. Egoismo e amore per se stessi, anziché essere uguali, sono opposti. L’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco; in realtà odia se stesso. Questa mancanza di amore per sé, che è solo un’espressione di mancanza di produttività, lo lascia vuoto e frustrato. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni che impedisce a se stesso di raggiungere. Sembra interessarsi troppo di sé, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza di amore per sé. Freud sostiene che l’egoista è un narcisista, che ha concentrato su se stesso ogni capacità d’amore. E’ vero che gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi.

Brano tratto da L’arte di amare di Erich Fromm


Io credo che la cosa più importante per una persona ricca d’amore sia che ami se stessa.
Quando parlo d’una persona che ama se stessa, intendo qualcuno che si rende conto che si può dare soltanto ciò che si ha, e che quindi si dà da fare per ottenere qualcosa.

Leo Buscaglia – Vivere, amare, capirsi


Vivere, Amare, Capirsi
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Si fa presto a dire amore…(Parte 3)

5 dicembre 2010 ale777 Nessun commento

Imparare ad amare è difficile, ci vuole coraggio. Leo Buscaglia

L’amore si impara

Bisogna imparare ad amare, a essere benevoli, e questo fin da giovani; quando né l’educazione né il caso ci offrono la possibilità di esercitare questi sentimenti, allora la nostra anima si inaridirà, risultendo incapace anche solo di comprendere i sentimenti delicati delle persone affettuose.

(Friedrich Nietzsche Umano, troppo umano)

Si deve imparare ad amare. Ecco quel che ci accade nella musica: si deve prima imparare ad ascoltare una figura e una melodia in genere, a enuclearla nell’ascolto e a distinguerla isolandola e delimitandola come una vita per se stessa; quindi bisogna sforzarci e impiegare la nostra buona volontà per sopportarla, malgrado la sua estraneità, bisogna fare un esercizio di pazienza di fronte al suo sguardo e alla sua espressione, considerare con benevolenza cosa c’è di inusitato in essa – finalmente arriva un attimo in cui ne abbiamo preso l’abitudine, in cui l’attendiamo, in cui si ha il presentimento che ne sentiremmo la mancanza, se non ci fosse più; e così essa continuamente dispiega la sua violenta suggestione e il suo incantesimo, finché non si sia diventati i suoi umili ed estasiati amanti, per cui non v’è niente di meglio da chiedere al mondo se non la melodia e ancora la melodia. Questo ci accade però non soltanto con la musica: proprio in questo modo abbiamo imparato ad amare tutte le cose che oggi amiamo. In definitiva, siamo sempre ricompensati per la nostra buona volontà, per la nostra pazienza, equità, mitezza d’animo verso una realtà a noi estranea, quando lentamente essa depone il suo velo e si manifesta come una nuova inenarrabile bellezza: è questo il suo ringraziamento per la nostra ospitalità. Anche chi ama se stesso, lo avrà appreso per questa strada: non ce ne sono altre. Anche l’amore va imparato”.

( Friedrich Nietzsche La Gaia Scienza)

“La capacità di amare l’altro presuppone per Nietzsche imprescindibilmente l’amore di sé. Chi non è “egoista”, cioè non è in grado di accettarsi e amarsi, chi si disprezza o addirittura si odia non può essere capace di amare veramente gli altri. L’assenza di autostima lo rende pericoloso, visto che spesso non conosce altro modo per rimuovere la consapevolezza della propria miseria, che umiliare i propri simili.”

( Friedrich Nietzsche Divieni ciò che sei. Pensieri sul coraggio di essere se stessi. A Cura di Mirella Carbone e Joachim Jung)

Ogni individuo è potenzialmente in grado di amare ma questo potenziale non è mai traducibile in atto senza un arduo e preciso impegno personale. E tuttavia questo impegno non si traduce in sofferenza. L’amore s’impara soprattutto nella gioia e nella serenità, in un clima di rivelazione e di pace, a livello di vita quotidiana. Leo Buscaglia


Next: Si fa presto a dire amore… (Parte 4) – Amare se stessi

Previously: Si fa presto a dire amore… (Parte 2) – Amore e Innamoramento


La Gaia Scienza
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