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Archivio per la categoria ‘Amore e altre catastrofi’

I dubbi dell’amore

22 novembre 2011 ale777 Nessun commento

Prendo spunto dal titolo di una bellissima canzone di Fiorella Mannoia postata sulla bacheca da un’amica su Facebook: “I dubbi dell’amore”. Mi viene immediatamente una libera associazione mentale con una frase di Freud che dice: “Non siamo mai così fragili e privi di difese come nel momento in cui amiamo”. Come spesso capita le frasi di Freud mi “dividono”. E’ anche vero che le citazioni andrebbero sempre collocate nel contesto in cui sono state dette..ma la frase letta così mi suscita una riflessione e una domanda: di che amore parlava il vecchio Sigmund? Ed è la domanda che mi sorge ormai da un po’ di tempo quando le persone mi parlano di amore e di relazioni d’amore, mi viene subito da chiedermi che cosa intenda questa persona con la parola “amore”. Se si intende un sentimento puro, sano, incondizionato e maturo allora l’amore deve essere sicuramente inteso come un punto di forza, come una forza liberatrice delle nostre emozioni più intense, come espressione della nostra personalità, come lo strumento attraverso il quale crescere e sviluppare la propria individualità. Perché, come dice Erich Fromm ne L’arte di amare, “L’amore è un sentimento attivo, non passivo; è una conquista, non una resa.” E il saper sentire, avere una spiccata sensibilità, è una dote e non una debolezza come molti pensano. Presuppone autoconsapevolezza, conoscenza di se, padronanza delle proprie emozioni e contatto con la parte più profonda e senziente di se. Quando invece si scambia l’amore per dipendenza affettiva e una relazione per un rapporto simbiotico, instabile e squilibrato allora sicuramente il sentimento può essere considerato una debolezza, perché presuppone uno spogliarsi dalle proprie difese di fronte a qualcuno che non coglierà questo gesto come un’apertura, come un’occasione di scambio, di condivisione e di conoscenza ma solo come un modo per approfittarsi dell’altro e alimentarsi del sentimento in maniera vampiresca. Un sentimento forte come quello dell’amore ci mette in primis a nudo di fronte a noi stessi, fa emergere paure nascoste che non sono altro che l’espressione emotiva delle nostre insicurezze. In questo caso la differenza la fa proprio il tipo di relazione che si sta vivendo. Qualora si tratti di un rapporto malato queste piccole crepe andranno con il tempo ad allargarsi e ad alimentare tutte quelle emozioni negative che non porteranno allo sviluppo e al mantenimento della propria integrità all’interno del rapporto, ma solo ad una lenta e sofferta autodistruzione. Quando questi “dubbi” emergono all’interno di un ambiente relazionale sereno e puro non potranno che essere l’occasione perfetta per lavorare su quelle incrinature e acquisire la sicurezza emotiva necessaria a tenere a bada, e in seguito a sconfiggere, le nostre paure.

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Amore dell’altro o amore di sè?

15 gennaio 2011 ale777 3 commenti

Scrive lo psicanalista americano Stephen Mitchell: “Se io ti do il mio amore, che cosa ti sto dando di preciso? Chi è l’ Io che sta facendo quest’offerta? E chi, per inciso, sei tu?”

Se è vero, come dice Freud, che l’amore è l’unica condizione per poter vivere, non c’è alcun dubbio che amare l’altro è, di fondo, amare se stessi. Quest’amore di sè non è da leggere nell’accezione egoistica del termine, non è la soddisfazione dei propri bisogni o dei propri desideri, non è l’autorealizzazione resa possibile dalla dedizione dell’altro. E’ semplicemente ciò che rende possibile quel dialogo (che molti evitano) tra la propria parte razionale e la propria parte folle, a cui la nostra natura ci invita per giungere a una compiuta espressione di sé. Amore infatti non è una faccenda dell’ Io, ossia della nostra parte razionale. E questo ognuno lo sa quando, interrogato, non sa fornire alcuna spiegazione a chi gli chiede ragione del suo amore. Ma ognuno lo sa anche quando,  pur essendo consapevole che quell’amore è sbagliato, dichiara di non potersene comunque liberare.

Per la stessa ragione nessuno crede fino in fondo all’altro quando dice “io ti amo”, perché amore non è una faccenda dell’Io, dal momento che, come ci ricorda Freud: “L’Io non è padrone in casa propria”, perché non conosce le forze che determinano quelle che l’Io considera sue scelte. Ma l’abisso folle che ci abita vuole espressioni che sappiano raggiungere le nostre regioni più lontane, più abissali, più indistinte nei loro indiscernibili confini, per assaporare come il piacere si intreccia con il dolore, la maledizione con la benedizione, la luce del giorno con il buio della notte, perché da quel fondo tutte le cose appaiono incatenate, intrecciate, innamorate, senza quelle visibili distinzioni tanto care dell’Io razionale, che per questo si difende dall’inoltrarsi negli abissi del cuore.

Finchè un giorno incontriamo qualcuno che nel suo volto  riflette questi abissi e, come uno specchio, ce li rinvia come domanda inquietante che turba la visione fino ad allora chiara e lucida che il nostro Io s’era fatto del mondo.  A quel punto, quando il riflesso è reciproco, è amore, come inevitabile messa a nudo di se tramite l’altro. La scoperta della nostra follia segreta ci attrae e ci inquieta, ma con le sole forze dell’Io non possiamo inoltrarci in quelle regioni che o sono inaccessibili o ci possono travolgere. E allora abbiamo bisogno dell’altro, come Dante di Virgilio per scendere all’inferno. Amiamo l’altro perché tramite lui scopriamo noi stessi, e l’altro tramite noi scopre se stesso. Per questo non amiamo chiunque, ma solo chi riflette fedelmente i nostri abissi. Qui è anche l’essenza del pudore che ci vieta di metterci a nudo con chiunque, ma solo con chi è fedele riflesso della parte sconosciuta di noi. Solo con lui o lei possiamo scendere nella nostra follia che ci affascina, sperando di poter riemergere e non restarne prigionieri. Apparentemente amiamo l’altro, in realtà, tramite l’altro, amiamo le nostre imperscrutate profondità.


Una volta scesi nella nostra follia, grazie alla mediazione dell’altro a cui riconosciamo “di averci fatto impazzire”, “di averci fatto perdere la testa”, non riemergiamo più quali eravamo, perché, dopo esserci concessi al cedimento dell’Io, l’altra parte di noi ci ha contaminato. E per effetto di questa contaminazione, qualunque sia l’esito della vicenda d’amore, noi non siamo più quel che eravamo. Questa continua rinascita, sia nei segreti della fedeltà sia in quelli del tradimento, è ciò a cui la vita, che non può vivere se non nel continuo rinnovamento di sè, ci invita, con quello sguardo ora seducente ora inquietante che ciascuno incontra in ogni vicenda d’amore, dove però non è l’altro che incontriamo, ma l’abisso della nostra anima che l’altro riflette. Amore dell’altro quindi dettato dall’amore di sè. Di questo era ben consapevole Platone là dove scrive: “Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire cosa vogliano l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E’ allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire , e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio”.


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Voglio soffrire bene!

7 dicembre 2010 ale777 6 commenti

Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola (C.Pavese)

Tutti abbiamo sofferto per amore. E tutti si sentono in diritto di ricordartelo quando a soffrire sei tu. “Ci sono passati tutti” …e sti cazzi ti viene da dire! Perchè quello è il TUO momento, è il TUO dolore e non è vero che sanno quello che si prova, perchè il TUO dolore è unico. E soprattutto non ti consola affatto sapere che “ci sono passati tutti”. Niente ti consola. Ma tutti si sentono grandi e saggi di fronte al dolore degli altri e sanno cosa è meglio per te. Dispensano perle di saggezza, consigli, aforismi, citazioni. E una sfilza di frasi random di circostanza: in fondo era meglio così, un giorno te ne renderai conto, ti meriti di meglio, non era la persona giusta, il mare è pieno di pesci, morto un Papa se ne fa un’altro, non sei certo tu quella che ci perde, tra un po’ non ci penserai più, ti servirà…

Ma in quel momento tu non vuoi: reagire, uscire, distrarti, divertirti, conoscere persone nuove, fare un po’ di sport, fare un viaggio, dimenticare, cancellare il suo numero, cancellare da facebook, mangiare…NO! Vuoi stare sola in camera tua a sentire canzoni tristi, guardare vecchie foto, rileggere messaggi, ripensare a certi momenti, a certi profumi, a quanto era bello fare l’amore. E per quante persone tu possa avere intorno, in quei momenti sei sempre solo tu con il tuo dolore. Vuoi soffrire..ma di brutto!!! ed è giusto così. Perchè c’è un tempo per tutto e ognuno ha i suoi tempi. Perchè per superare le cose ci devi passare attraverso completamente. Per questo davanti ad una persona che sta male per amore non dispenso consigli o altro..mi limito a confermarle che “si, fa male, tanto” e “no, non c’è niente che tu possa fare per stare meglio in questi momenti”. Soffrire in questi casi è come essere prigioniera tra le mani di un pazzo, lo devi ascoltare, assecondare, gli davi dare ragione, perchè tanto comanda lui. Il rischio in questi casi è di essere colpiti dalla Sindrome di Stoccolma, di innamorarsi del proprio carnefice, di non riuscire a liberarsi del dolore anche quando se ne ha la possibilità ed è arrivato il momento per farlo. Per cui appena vedete uno spiraglio, una via di fuga, non esitate..scappate!

A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere. (Francis Scott Fitzgerald)


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Si fa presto a dire amore…(Parte 4)

6 dicembre 2010 ale777 Nessun commento

Non essere amati è una semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare. (Albert Camus)

Amare se stessi

“Mentre non suscita nessuna obiezione l’applicazione del concetto d’amore a vari oggetti, è opinione diffusa che sia virtuoso amare gli altri e peccato amare se stessi. Si ritiene che nella misura in cui amo me stesso non posso amare gli altri, che l’amore per se stessi sia una forma egoistica d’amore. Questo punto di vista ha la sua origine nel pensiero occidentale. Calvino parla di amore per se stessi come di “ una peste ”, Freud ne parla in termini psichiatrici, ma, nonostante ciò, il suo giudizio è uguale a quello di Calvino. Per lui, amore per se stessi significa narcisismo, libido verso se stessi. Il narcisismo è il primo stadio dello sviluppo umano, e la persona che in età adulta ritorna a questo stadio è incapace di amare; nel caso estremo è malata di mente.

[…] Va sottolineato l’errore che l’amore per gli altri e l’amore per se stessi siano reciprocamente esclusivi.

Il concetto biblico “ama il tuo prossimo come te stesso” significa che il rispetto per la propria integrità, l’amore e la comprensione di se stessi, non possono essere scissi dal rispetto, dall’amore e dalla comprensione per un altro essere umano. Ne deriva che il mio io deve essere un oggetto di amore tanto quanto ogni altro essere.

Se l’amore per se stessi non è disgiunto dall’amore per gli altri, come ci spieghiamo l’egoismo, che ovviamente esclude qualsiasi interesse genuino per gli altri? L’egoista s’interessa solo di se stesso, vuole tutto per sé, non prova gioia nel dare, ma solo nel ricevere. Vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne; non ha interesse per le necessità degli altri, né rispetto per la loro dignità e integrità. Non può vedere altro che se stesso; giudica tutto e tutti dall’utilità che gliene deriva; è fondamentalmente incapace d’amare. Questo non prova che l’interesse per gli altri e l’interesse per se stessi sono alternative inevitabili? Sarebbe così se l’egoismo e l’amore per se stessi fossero la stessa cosa. Ma questa convinzione è l’errore che ha suscitato tante conclusioni errate riguardo il nostro problema. Egoismo e amore per se stessi, anziché essere uguali, sono opposti. L’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco; in realtà odia se stesso. Questa mancanza di amore per sé, che è solo un’espressione di mancanza di produttività, lo lascia vuoto e frustrato. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni che impedisce a se stesso di raggiungere. Sembra interessarsi troppo di sé, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza di amore per sé. Freud sostiene che l’egoista è un narcisista, che ha concentrato su se stesso ogni capacità d’amore. E’ vero che gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi.

Brano tratto da L’arte di amare di Erich Fromm


Io credo che la cosa più importante per una persona ricca d’amore sia che ami se stessa.
Quando parlo d’una persona che ama se stessa, intendo qualcuno che si rende conto che si può dare soltanto ciò che si ha, e che quindi si dà da fare per ottenere qualcosa.

Leo Buscaglia – Vivere, amare, capirsi


Vivere, Amare, Capirsi
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Si fa presto a dire amore…(Parte 3)

5 dicembre 2010 ale777 Nessun commento

Imparare ad amare è difficile, ci vuole coraggio. Leo Buscaglia

L’amore si impara

Bisogna imparare ad amare, a essere benevoli, e questo fin da giovani; quando né l’educazione né il caso ci offrono la possibilità di esercitare questi sentimenti, allora la nostra anima si inaridirà, risultendo incapace anche solo di comprendere i sentimenti delicati delle persone affettuose.

(Friedrich Nietzsche Umano, troppo umano)

Si deve imparare ad amare. Ecco quel che ci accade nella musica: si deve prima imparare ad ascoltare una figura e una melodia in genere, a enuclearla nell’ascolto e a distinguerla isolandola e delimitandola come una vita per se stessa; quindi bisogna sforzarci e impiegare la nostra buona volontà per sopportarla, malgrado la sua estraneità, bisogna fare un esercizio di pazienza di fronte al suo sguardo e alla sua espressione, considerare con benevolenza cosa c’è di inusitato in essa – finalmente arriva un attimo in cui ne abbiamo preso l’abitudine, in cui l’attendiamo, in cui si ha il presentimento che ne sentiremmo la mancanza, se non ci fosse più; e così essa continuamente dispiega la sua violenta suggestione e il suo incantesimo, finché non si sia diventati i suoi umili ed estasiati amanti, per cui non v’è niente di meglio da chiedere al mondo se non la melodia e ancora la melodia. Questo ci accade però non soltanto con la musica: proprio in questo modo abbiamo imparato ad amare tutte le cose che oggi amiamo. In definitiva, siamo sempre ricompensati per la nostra buona volontà, per la nostra pazienza, equità, mitezza d’animo verso una realtà a noi estranea, quando lentamente essa depone il suo velo e si manifesta come una nuova inenarrabile bellezza: è questo il suo ringraziamento per la nostra ospitalità. Anche chi ama se stesso, lo avrà appreso per questa strada: non ce ne sono altre. Anche l’amore va imparato”.

( Friedrich Nietzsche La Gaia Scienza)

“La capacità di amare l’altro presuppone per Nietzsche imprescindibilmente l’amore di sé. Chi non è “egoista”, cioè non è in grado di accettarsi e amarsi, chi si disprezza o addirittura si odia non può essere capace di amare veramente gli altri. L’assenza di autostima lo rende pericoloso, visto che spesso non conosce altro modo per rimuovere la consapevolezza della propria miseria, che umiliare i propri simili.”

( Friedrich Nietzsche Divieni ciò che sei. Pensieri sul coraggio di essere se stessi. A Cura di Mirella Carbone e Joachim Jung)

Ogni individuo è potenzialmente in grado di amare ma questo potenziale non è mai traducibile in atto senza un arduo e preciso impegno personale. E tuttavia questo impegno non si traduce in sofferenza. L’amore s’impara soprattutto nella gioia e nella serenità, in un clima di rivelazione e di pace, a livello di vita quotidiana. Leo Buscaglia


Next: Si fa presto a dire amore… (Parte 4) – Amare se stessi

Previously: Si fa presto a dire amore… (Parte 2) – Amore e Innamoramento


La Gaia Scienza
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Si fa presto a dire amore…(Parte 2)

4 dicembre 2010 alep777 4 commenti

Amore e innamoramento

Ieri ho pubblicato un articolo che parlava dell’amore come di una reazione chimica del cervello. È ovvio, e non lo dico esclusivamente mossa da una certa nostalgia romantica, che l’amore non possa essere ricondotto e limitato esclusivamente a quello. Intanto perché l’amore non è mai solo “questo” o “quello”, ma è sempre “anche”, “di piu”, “ancora”. Ma anche perché, troppo spesso, si fa un uso improprio del termine “amore” confondendolo con qualcos’altro. L’innamoramento per esempio.

Erich Fromm, psicanalista e sociologo tedesco, nel suo libro “L’arte di amare” parla della “confusione tra l’esperienza iniziale d’innamorarsi e lo stato permanente di essere innamorati.” Fromm definisce l’innamorarsi “l’imprevista caduta delle barriere che esistevano fino a quel momento fra due estranei.” L’innamoramento è, in pratica, quel fenomeno durante il quale un individuo proietta sogni ed aspettative in un altro. È un fenomeno, cioè “capita” al soggetto, indipendentemente dalla sua volontà. Ed è proprio a questa fase che va riferito il tema dell’articolo di ieri. L’amore è invece, secondo Fromm, una realtà pienamente umana che si esprime solo con un atto libero, cioè cosciente e volontario. Muovendo dal pensiero di Nietzsche, Fromm definisce l’amore come un arte e dunque, esattamente come la musica, la pittura e qualsiasi altra arte, si impara..ma richiede sforzo e saggezza.

Next: Si fa presto a dire amore.. (Parte 3) – L’amore si impara.

Previously: Si fa presto a dire amore.. (Parte 1) – L’amore? Una reazione chimica


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Si fa presto a dire amore.. (Parte 1)

3 dicembre 2010 alep777 Nessun commento

“L’amore è una grave malattia mentale.” Platone

L’amore? Una reazione chimica.

A differenza di letteratura, filosofia e psicologia, secondo la scienza il “mistero dell’amore” è presto svelato: si tratta di una reazione chimica veicolata da neurotrasmettitori. Fine. E tanti saluti al buon vecchio romanticismo.
I “luoghi del delitto”, infatti, sono quelle zone del cervello dove, come buoi allo stato brado, impazzano le emozioni e gli istinti più inconsci. Al verificarsi di determinate condizioni, tali impulsi entrano in comunicazione con le aree cerebrali di livello cosciente, e vengono da esse rielaborati e trasformati in veri e propri pensieri, scatenando ciò che tutti noi conosciamo: la sciaguratissima “tempesta ormonale”, che ci travolge ogni volta con momenti di super-fanta-iper felicità, e successive mazzate che ci stendono ko per 6 mesi.
Detto questo, ciò che accade è un’azione a delinquere tra reazioni chimiche e neurotrasmettitori che, attraverso le emozioni, comunicano alla coscienza un’inclinazione erotico-sentimentale verso uno specifico soggetto; in poche parole: oddio, ci siamo innamorati un’altra volta!
Il ruolo, in tutto questo, della vo-lon-tà dell’individuo, è assolutamente nullo, proprio come “nullo” sarà il livello di autocontrollo mentale esercitato da un soggetto in balia della summenzionata tempesta. Ma, per il piacere della Bridget Jones che è in ognuno di noi, da adesso in poi potremo finalmente affermare che, in verità, la colpa non è delle nostre facoltà intellettive, improvvisamente regredite a plancton primordiali… Bensì, è da imputare alle deleterie sostanze imprescindibilmente prodotte dal nostro corpo.
In proposito, facciamo subito qualche esempio pratico: chi di noi, in presenza della persona desiderata, non ha mai assistito al tragico fenomeno della desertificazione salivare, rendendosi conto con orrore di non riuscire più a spiccicare parola? La causa, come anticipato, non è da ravvisarsi nell’istantanea atomizzazione delle facoltà intellettive: si tratta soltanto di un tipico effetto dell’ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, la “noradrenalina”, responsabile tra l’altro anche degli sgradevolissimi sbalzi di sudorazione che, soprattutto durante il primo appuntamento, possono trasformarsi in veri e propri disastri biologici!
Ora, Grande Fratello della noradrenalina è un neurostrasmettitore noto anche come “molecola dell’agitazione”: la famigeratissima “adrenalina”. Quante volte abbiamo sentito l’espressione “Ho le farfalle nello stomaco”? Bene, adesso sappiamo a cosa attribuirla e, sempre all’adrenalina dovremo ricondurre anche la tipica sensazione, connaturata al momento dell’innamoramento, di invincibilità contro tutti e contro tutto.
Ovviamente, questa convinzione è a dir poco delirante e, solitamente, presto smentita dagli accadimenti più umilianti (vedi scoprire che Lui si sta per sposare e ha scelto noi come sordida scappatella prematrimoniale, Lui ha già una famiglia con 8 figli, Lui stava solo facendo una scommessa con gli amici del Calcetto e doveva fornicare con un numero X di donne in un mese o, infine, Lui è semplicemente l’Anticristo).
Come se non bastasse, a questo punto ci pensa la terza delle Tre Grazie, la “dopamina”, a infliggere il colpo finale alla nostra dignità. E se normalmente, dopo terrificanti figure barbine in presenza dell’agognato, potenziale partner, la conseguenza più saggia sarebbe la migrazione verso paesi lontanissimi, proprio grazie alla dopamina l’imperativo che verrà pompato al nostro cervello sarà quello di “desiderare e desiderare e desiderare ancora”.
Risultato: per provare nuovamente (l’illusorio) piacere provato stando accanto al nostro (spregevole) Lui, la spinta biologica ci porterà a reiterare qualsiasi azione (cioè suicidio sociale), pur di vederlo ancora, parlargli ancora, sfiorarlo ancora. Ancora, ancora e ancora!
Grazie al cielo, il salvifico riequilibrio psicologico avverrà quando, oramai ridotte allo stato semi-ferino dalla cachessia mentale, il nostro (sciagurato) organismo deciderà di mandare in circolo una dose per rinoceronti di “serotonina”, il cui salvifico effetto sarà quello di sedare le follie della passione d’amore, ristabilendo finalmente una parvenza di raziocinio.
E arrivate a questo inestimabile traguardo, la conclusione è soltanto una: l’amore, in realtà, è come l’influenza. Basta prendersi cura di sé e prima o poi passa!

Valentina Pirovano
http://www.cronacamilano.it/curiosita/1120-perche-ci-innamoriamo-.html

Next: “Si fa presto a dire amore.. (Parte 2)” Amore e Innamoramento

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